Gli orrori dell’Isis sulle donne: stuprate o vendute come schiave

Mille tra donne e ragazzine rapite dall’Isis. Amira: “Pagano e ti portano via”. Mayat: “Ci violentano tre volte al giorno”. SOSTIENI IL REPORTAGE

Sergio Rame – Dom, 07/09/2014 – 16:20

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È l’ultima terribile notizia che arriva dal fronte iracheno: almeno cento bambini sciiti e yazidi tenuti in ostaggio da jihadisti a Mosul. La notizia piomba all’indomani della chiusura del vertice della Nato, in cui Barack Obama ha ottenuto il sì dai suoi più stretti alleati alla creazione di una grande coalizione internazionale.

Miliziani dello Stato Islamico in parata per le strade di Raqqa, in Siria

Una coalizione che non ha nulla a che vedere con quella del 2003 che portò all’invasione dell’Iraq, precisa la portavoce del Dipartimento di Stato americano Marie Harf, e che nelle attese dovrà coinvolgere anche la Turchia e un gruppo di Paesi arabi come la Giordania, l’Arabia Saudita e il Qatar.

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Mentre Obama e la Nato perdono tempo a rincorrere Vladimir Putin nel conflitto ucraino, in Iraq e in Siria continuano gli orrori dei tagliagole del Califfato. Orrori che a fatica riescono a varcare i confini dei territori controllati dai miliziani islamici. Quel poco che arriva alle nostre orecchie o ai nostri occhi gronda sangue. Come i video dei giornalisti americani decapitati o dei soldati iracheni ammazzati e gettati nelle fosse comuni, come le teste mozzate e appese ai cancelli per redarguire la popolazione, come le conversione forzate all’islam. Nei giorni scorsi il New York Times è riuscito a intervistare Ali Hussein Khadim, un giovane soldato sciita sfuggito per miracolo alla mattanza dell’Isis. Ce l’ha fatto fingendosi morto, in mezzo a decide di cadaveri straziati dai proiettili. Come lui altri prigionieri sono riusciti a scappare.

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E quello che hanno potuto ha il sapore di un incubo apocalittico.

Schiave minorenni vendute ai guerriglieri

“Gli uomini arrivano a ogni ora, notte e giorno. Talvolta soli, oppure in due o tre”. Amira ha 17 anni. fa parte del clan yazida dri Mahlo e per questo è rimasta per venti, lunghissimi giorni è stata schiavizzata dai miliziani dell’Isis. Come racconta a Lorenzo Cremonesi sulCorriere della Sera, la ragazza originaria del villaggio di Qatania, i miliaziani del Califfatoportavano le ragazze rapite in “un locale molto ampio, lussuoso, con poltrone, tappeti e tante lampade” perché alcuni uomini potessero sceglierle per comprarle. “Stanno nella sala, chiacchierano, ogni tanto tornano a guardarci – racconta Amira – quasi tutti ci prendono per la testa, ci costringono a guardarli negli occhi, vogliono che sciogliamo i capelli. Poi ci fanno girare per guardare anche da dietro”. Niente veli, niente scialli. I carcerieri glieli hanno tolti dopo che alcune ragazze hanno provato a togliersi la vita impiccandosi. Prima di essere vendute, una ginecologa le ha visitate per controllare chi fosse ancora vergine e chi no. “Tutte quelle che sono state prese – continua – sono state portate in Siria, date in spose ai guerriglieri”. Ma la sorte di queste schiave non è uguale per tutte. “Alcuni ci vogliono come seconde o terze mogli – dice Amira – ci sono uomini vecchi, con i denti gialli. Mi fanno schifo”. Uomini di oltre sessant’anni si portano via ragazzine non ancora maggiorenni.

Ragazze yazide violentate tre volte al giorno

“C’è una parte di me che vorrebbe morire all’istante, sprofondare sottoterra e restarci per sempre. Ma c’è un’altra parte che ancora spera di abbracciare i genitori. È questa la parte che mi dà la forza di parlare con lei”. Quello la 17enne Mayat racconta a Pietro del Re suRepubblica è una storia di violenze quotidiane, anche tre volte al giorno. Stupri, botte, intimidazione. A volte sono i guerriglieri del Califfato, altre sono “persone apparentemente normalissime” che indossano gli abiti degli arabi. Di notte, poi, è il turno dei carcerieri. “I nostri aguzzini non risparmiano neanche quelle che hanno un figlio piccolo con loro – spiega Mayat, rapita durante l’offensiva jihadista contro Sinjar e tenuta prigioniera in un villaggio della piana di Ninive – né salvano le bambine: alcune di noi non hanno compiuto neanche 13 anni”. Sono quelle che reagiscono peggio. “Ce ne sono alcune che hanno smesso di parlare – continua – una s’è strappata i capelli e l’hanno portata via”. Abusano di loro in quelle che sono state soprannominate “le stanze degli orrori”. E lasciano loro raccontare in giro quello che fanno: “Per ferirci ulteriormente ci dicono di raccontare ai nostri genitori quello che ci fanno”.

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